Anche l’ Unità sfrutta i lavoratori. Potrebbe farne a meno?
Tutto nasce da questo post, segnalato da Mantellini: una lavoratrice dell’ Unità si lamenta del fatto che anche all’ Unità, nonostante le trombonate ai favori dei lavoratori, in realtà vivono di precari e collaborazioni mal pagate. Bene, mi piace questa lotta all’ ipocrisia. Però poi bisogna anche passare oltre, e proporre un’alternativa concreta, al comportamente-a mio avviso di mercato, per quanto mi faccia schifo il mercato- dell’ Unità. Altrimenti è solo lo sterile piagnisteo di un bambino che chiede la soluzione alla mamma, a Padre Pio e infine allo Stato benefattore, deus ex machina e gran risolutore di tutti i mali del mondo.
Questo il mio commento da Mante:
Concordo con CarloM: L’ ipocrisia dell’ Unità, se fosse vero quanto scritto dalla blogger, è devastante, ma finalmente gli amici del “lavoro per tutti” affronteranno la realtà un po’ diversa dall’ utopia della legge di mercato, e se voglion rimanere competitivi, pur facendomi per primo schifo le condizioni di precariato e sottopaga descritte, queste mi sembrano le leggi di mercato ad oggi di ogni giornale, leggendo anche quanto scritto da @valentina: chi paga di più, quindi, è semplicemente meno competitivo, a meno di non avere grandi penne che valgono un maggior prezzo d’acquisto. se l’unità, coerentemente coi suoi ideali, pagasse i pezzi a 200€, sarebbe definitivamente fallita nel giro di un anno, quindi io vorrei anche sapere da parte di chi critica il sistema, come potrebbe l’ Unità essere competitiva, rimanere sul mercato, e essere fedele ai suoi ideali di paga onesta per tutti. Cioè, ok la critica, ma poi ? Come si costruisce un giornale senza precari, con pezzi pagati bene e competitivo? Si può? E’ sempre lì, come col nucleare: piace a tutti il lavoro per tutti, l’energia pulita e anche Penelope Cruz: ma è fattibile? Si può, nel mondo reale, che-ripeto-fa schifo pure a me? Grazie.
In attesa di risposte. In genere, come per il nucleare, la risposta è : “Non è un problema mio. Così non va. Come non lo so. Lo devono risolvere loro.”