Tue
Oct
20
Lei sceglieva. Era una di quelle persone che aveva la selezione durissima all’ingresso. Niente cancelli o buttafuori. Solo pelle. Arrivava in un posto nuovo, gettava uno sguardo sommario e lei… anzi no… le sensazioni che la sua pelle le inviava facevano un veloce brainstorming e sceglievano. A lei non era dato sapere quali fossero i criteri di selezione, non le era concesso scegliere il posto o il momento. L’unica cosa che poteva fare era assecondare quei ciechi comandi. Alcune volte aveva provato a ribellarsene, aveva provato a fare di testa (notare, testa) sua. Aveva visto una persona, le si era avvicinata con fare gentile e sicuro, ci aveva scambiato qualche chiacchiera, ma subito l’interesse era scemato. Si era ricordata delle birre e delle chiacchiere e delle risate e delle albe con quelle altre persone, quelle che non aveva scelto la sua testa, e aveva capito che non c’era confronto. E’ che -lei pensava- quando diamo tanto valore ad una persona, ogni cosa che riusciamo a prenderle, ogni cosa che ci regala, dà valore a noi, ci fa migliori, più importanti. Però succedeva anche un’altra cosa. Quando questi regali non arrivavano, quando non riusciva a prendere niente, quando alcune cose le venivano tolte non riusciva a capacitarsene. La prima volta che una cosa del genere era successa, aveva fatto una fatica immensa per rimettersi in piedi. Aveva imparato, solo con tanto sforzo, che il suo valore rimaneva anche se certe persone non erano più lì ad applaudire, a ricordarglielo. E aveva pensato che se magari le copriva, le cose belle che c’erano in lei, nessuno poteva contaminarle, farle sembrare più grandi e poi più piccole.
Simply Giulia . Speziàl.